Passioni
Vivola montagna in ogni sua forma: sfidandola nella corsa, amandola in silenzio, rispettandola sempre e difendendola quando il dovere chiama.
01.
Montagna
Non solo vette, ma radici. Vi racconto il mio legame viscerale con la roccia, i boschi e la neve fresca.
C’è chi dice che a Lecco non si guardi il panorama, ma lo si respiri. Per me, nato all’ombra di queste pareti nel “lontano” 1974, non è mai stato solo un modo di dire. Le montagne non sono una cornice, sono una parte di me.
Le radici: passi piccoli, sogni grandi
Tutto è iniziato con le mani grandi di mio papà che stringevano le mie durante le prime camminate. Tra i sentieri di casa e i panorami dell’Aprica, ho imparato presto che la fatica della salita viene sempre ripagata da quella sensazione di libertà che provi solo quando arrivi in cima.
L’Alpinismo Giovanile è stata la mia scuola di vita, ma è intorno ai vent’anni che la scintilla è diventata un fuoco. Ho capito che la montagna non volevo solo guardarla: volevo capirla, viverla e, in qualche modo, proteggerla.
La maturità: il CAI e la “Strada Storta”
La mia passione ha trovato una casa nel CAI Strada Storta. Non è stato solo un club, ma un impegno concreto, tanto da portarmi a far parte del Consiglio. È lì che ho capito che la montagna è anche condivisione e responsabilità.
Ma il richiamo della neve fresca era troppo forte. Mi sono lanciato nel mondo dello scialpinismo, frequentando i corsi SA1 e SA2 presso la scuola del CAI Valmadrera. Ho avuto la fortuna di imparare sotto la direzione del mitico Giorgio Tessari, un’esperienza che, insieme al corso di specializzazione alpinistica, mi ha dato gli strumenti per muovermi in sicurezza dove l’aria si fa più sottile.
Oggi: una passione che si tramanda
Oggi continuo a percorrere le nostre montagne in lungo e in largo, ma c’è un elemento che ha dato un senso nuovo a ogni mia uscita. Da qualche anno, infatti, ho la fortuna di condividere questa passione con mio figlio Matteo.
Vederlo muoversi con sicurezza sui sentieri e vederlo appassionarsi a quegli stessi panorami che hanno formato me, è il regalo più grande. Se una volta ero io a seguire le tracce di mio padre, oggi mi ritrovo a fianco di Matteo: con gli sci ai piedi nel silenzio dell’inverno la montagna è diventata il nostro linguaggio comune.
Non è solo sport, è il nostro modo di stare insieme, di confrontarci e di tramandare quel legame viscerale con la terra lecchese che porto dentro dal 1974.
02.
Sport
Dalla ResegUp alla UTLO. Dall’acqua al bitume, dai rampioni alle ruote. Faccio sport per ritrovarmi, tra sentieri, strade, sassi e pettorali.
Il ritorno alle origini: dal sentiero alla corsa (e viceversa)
La montagna è sempre stata la mia casa. Per anni l’ho vissuta in ogni sua forma, con il passo lento e costante di chi la rispetta. Poi, a 40 anni, è successo qualcosa. Complice un dimagrimento importante e una nuova energia, ho scoperto che quei sentieri potevo anche… correrli.
Dalla strada al cielo: il mio viaggio
Inizialmente la corsa era solo un altro modo per stare in mezzo alla natura. Ma la sfida si è fatta presto più ambiziosa. Sono arrivate le maratone su strada — Torino, Milano, Venezia — ma il cuore batteva altrove infatti se chiudo gli occhi e penso ai 42 km più significativi, torno subito alla Monza-Resegone.
- La prima volta: Una fatica condivisa in terna con Gerry e Nadros, un ricordo indelebile.
- La seconda volta: Con Pier e Sacco. Una gara non conclusa per un “intoppo tecnico”, ma che porto dentro con lo stesso affetto, perché il trail (e la corsa in squadra) è fatto anche di imprevisti.
Dove la fatica incontra la bellezza
Dalla strada sono tornato naturalmente verso l’alto, scoprendo le Skyrace e gli Ultra Trail. Ho messo alla prova le gambe su percorsi storici come la ResegUp, il Giir di Mont, la Dario e Willy (dove cuore e polmoni vanno a mille a mille!) e sull lunghe distanze della Maremontana, la UTLO (Lago d’Orta) e la Campo dei Fiori, testando i miei limiti sui 45 e 60 km, ammirando panorami e e silenzi senza uguali.
La fiamma si è riaccesa
Negli ultimi tempi la corsa era passata in secondo piano. Un momento di pausa, necessario forse per ricaricare le pile o per guardare i sentieri da un’altra prospettiva. Ma chi ha la passione nel sangue lo sa: il fuoco può restare sotto la cenere, ma non si spegne mai.
Oggi quella passione ha ricominciato ad ardere. Ho riallacciato le scarpe, ho ripreso a sentire di nuovo il fiato corto in salita e il rumore dei sassi sotto le suole. Magari presto rivedremo anche un pettorale.
Le due ruote nel cuore
Le due ruote, liscie o artigliate, sono da sempre presenti nella mia vita. La stessa vita che tra alti e bassi mi ha più volte spinto a prendere e mollare la bicicletta. L’avvento delle GRAVEL mi ha spinto a riprovare e presa una bella KTM ricominciamo anche qui a macinare Kilometri, in serenità e amicizia.
Il viaggio oggi ricomincia da qui.
03.
Volontariato
Il volontariato nel DNA: dalle sirene della Croce Rossa alla cura dei boschi del Medale.
Il Servizio nel DNA: Il mio viaggio nel Volontariato
C’è chi nasce con la passione per la musica, chi per l’arte. Io credo di essere nato con il bisogno di rendermi utile. Il volontariato non è mai stata una scelta accessoria nella mia vita; è stata la colonna sonora di ogni mia stagione, un richiamo che, anche nei momenti di silenzio, non si è mai spento davvero.
Le radici: Croce Rossa e le emergenze ANA
Tutto è iniziato a 18 anni. Mentre i miei coetanei pensavano a tutt’altro, io salivo per la prima volta su un’ambulanza della Croce Rossa. Sono rimasto al volante come autista volontario fino al 2012. Sono stati anni intensi, fatti di sirene, di sguardi incrociati nel momento del bisogno e di una dedizione totale, finché il tempo e gli stimoli non hanno chiesto il conto, portandomi a chiudere quel capitolo.
Parallelamente, il mio spirito montanaro mi ha portato nelle fila dell’ANA come operatore di protezione civile.Ho vissuto il fango e la fatica delle emergenze nazionali: Asti, Canelli, la Versilia. Luoghi dove impari che la natura sa essere tanto bella quanto spietata. Parallelamente svolgevo compiti di Antincendio e prevenzione, ai tempi concesso senza specializzazioni o ambiti specifici. Partecipavo a varie operazioni di pulizia e alle operazioni di spegnimento di due grossi incendi sul monte Barro e sul monte 2 Mani. Purtroppo, un incidente operativo mi ha costretto a fermarmi, segnando un distacco doloroso ma necessario da quel mondo operativo.
La Baita, gli Alpini e la famiglia
La vita, però, sa sempre dove portarti. Grazie a mio suocero e al legame con il territorio, mi sono avvicinato al Gruppo Alpini di San Giovanni. Qui ho scoperto un volontariato diverso, più legato alla comunità e alla convivialità. Entrare nel consiglio come “aggregato” e dare una mano alla Baita di Bressanella è stato un modo per restare vicino ai valori del cappello alpino, offrendo il mio supporto alla vita del gruppo in una veste più organizzativa e meno frenetica.
Il ritorno alle origini: AIB e Il Gruppo Medale
Il periodo del COVID è stato uno spartiacque. In quel silenzio forzato, ho sentito che dovevo tornare operativo, ma con una consapevolezza nuova, adatta alla mia vita di oggi.
Mi sono quindi rimesso in gioco: prima il corso di Protezione Civile, poi la specializzazione in Antincendio Boschivo (AIB). È così che sono entrato nel Gruppo MEDALE, all’interno della Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino.
Qui ho ritrovato tutto quello che cercavo:
- Passione pura per il “dare”, per ”l’essere gruppo”: Non solo interventi ed emergenze, ma stare insieme, condividere, aiutarsi.
- Un gruppo affiatato: Persone che condividono la stessa fatica e gli stessi ideali.
- Cura del territorio: Oltre alle emergenze incendi, ci prendiamo cura della nostra montagna di casa, il San Martino. Dalla pulizia dei sentieri alla manutenzione del vallo paramassi, ogni colpo di falcetto e ogni ora passata nel bosco è un modo per restituire qualcosa a questa terra che amo.
Oggi, guardando il profilo del Medale e del San Martino, so di non essere solo uno spettatore. Faccio parte della loro difesa, e non potrei chiedere di meglio. Perché il volontariato può cambiare forma, può prendersi delle pause, ma una volta che lo hai nel sangue, troverà sempre la strada per tornare a galla.



