Piccolo Trekking del Tigullio _ prima tappa

Chiavari-Santuario di Nostra Signora di Montallegro

Il Respiro del Mare e il Salnitro sui Passi del Tigullio

Il trekking comincia dove il blu dell’acqua incontra il bianco abbagliante del marmo e si perde nel verde dei boschi. Davanti a noi, la passeggiata a mare di Chiavari si srotola come un tappeto prezioso sotto i piedi. Camminiamo fiancheggiando il porto turistico, superando gli stabilimenti balneari in allestimento e assaporando i profumi di mare e salsedine che colpiscono i nostri olfatti.

Vi consoglio circa a metà lungomare una variazioene raggiunegre il panificio LUCA per prendere delle fantastiche focacce liguri e, se posso consigliarvi, un po della loro coppa nostrana e un pezzo di formaggino di capra, una bontà inaudita.

Dopo venti minuti di passo costante, l’architettura cambia: le linee moderne della Torre Fara e dei nuovi palazzi di lusso svettano verso il cielo, segnando il confine tra la città e l’ignoto. Ci fermiamo un istante a un rubinetto sulla sinistra — un ultimo tributo di civiltà per riempire le borracce — e poi voltiamo le spalle alla bellezza urbana. La carrozzabile ci accoglie in salita, ma è solo un preambolo.

L’Ascesa nel Bosco

Il vero battito dell’avventura nel cuore del Tigullio inizia dopo una curva a U sopra la galleria ferroviaria (attenzione ad attraversare perchè in curva). Lì, sulla sinistra, il sentiero si stacca dall’asfalto. Ci assicuriamo di avere il pane e l’acqua nello zaino (da qui in avanti avremo alcuni punti acqua ma per qualocsa da mettere sotto i denti sarà lunga) e iniziamo a salire.

La macchia mediterranea ci avvolge subito: un labirinto di roveri, ulivi e ginestre. Il sentiero è un’opera d’arte antica, fatta di pietre secolari disposte a zig zag che ci regalano il conforto dell’ombra. Poi, improvvisamente, il bosco si apre. Una scalinata solenne ci sfida: in cima, il Santuario delle Grazie ci accoglie con un panorama che toglie il fiato e una fonte d’acqua fresca che rigenera lo spirito.


Verso il Cielo: Il Monte Telegrafo

Non c’è tempo per impigrirsi. Torniamo sui nostri passi per pochi metri e cerchiamo il segnale: una “T” rovesciata rossa dipinta sulle rocce. È l’invito per le mitiche crêuze liguri, strette vie di pietra che sembrano puntare dritte al sole.

Dopo trenta minuti di fatica, la luce filtra più intensamente tra le chiome: siamo ai 330 metri del Monte Telegrafo. Da qui il sentiero si fa dolce, un falso piano che attraversa ville da sogno affacciate sull’infinito, nel cuore di Sant’Andrea di Rovereto. Ma la montagna richiama presto all’ordine. Il paesaggio muta di nuovo: i castagni e i faggi prendono il posto dei pini mentre la pendenza si fa importante. La ricompensa è la Madonnetta, una cappella votiva dove il silenzio è talmente denso da poterlo ascoltare. È un luogo fermo nel tempo, dove la fatica si scioglie nella quiete.


Verso il Tetto del Tigullio: Montallegro

Lasciata la Madonnetta, le nostre pedule calpestano pietre messe “di costa” dai veci, sentieri nati per i muli e per la sopravvivenza. Il sole sebbene di maggio non fa sconti, ma la meta è vicina. Sbuchiamo sul pianoro del Monte Anchetta: uno spazio aperto che sembra adagiato sulle nuvole. Qui, tra il profumo della cucina del ristorante “Il Galletto” e una sana birretta fresca ci rifociliamo con le focacce prese stamani riposandoci e caricandoci per l’ultimo tratto che ci aspetta.

Scendiamo brevemente sulla carrozzabile per poi tuffarci nuovamente nel bosco verso Monte Castello. Incontriamo il “Cason Do Giamin”, un rifugio provvidenziale che profuma di bosco e di leggenda, e continuiamo a salire fino a raggiungere i 643 metri del trivio di Monte Castello.

Ora, lo sforzo è finito. Gli ultimi trenta minuti sono una carezza: una passeggiata in piano, immersi nella luce dorata del pomeriggio, fino a quando, maestoso e finale, appare il Santuario di Nostra Signora di Montallegro. Abbiamo lasciato il mare alle nostre spalle per trovare la pace tra le vette, un passo alla volta. Ci sediamo e, sotto i fantastici alberi che fanno da ombrelloni ai tavoli, deguastiamo la seconda birra della giornata prima di prendere possesso della camera alla Casa del Pellegrino, una location fantastica, nel mistico clima del santuario con una cena succulenta necessartia per caricarsi in previsione della seconda tappa

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