Lecco tra “Grandi Opere” e tasche vuote: ma alla fine, cosa ci resta in mano?

In questi giorni mi sono sciroppato la presentazione della Relazione di fine mandato della Giunta Gattinoni. Un bel faldone, confezionato bene, molto “markettaro”, pieno di grafici colorati e numeroni che dovrebbero convincerci che va tutto a gonfie vele. Però, a guardare bene sotto la vernice lucida, mi è sembrato il solito specchietto per le allodole: tanta scena, ma sostanza che scricchiola.
Sia chiaro: non dico che non abbiano lavorato o fatto fatica. Ma amministrare non è una gara a chi spende più soldi. La domanda vera è: che città ci stanno lasciando?
Spendere tanto non vuol dire spendere bene
La Giunta se la suona e se la canta puntando tutto sui milioni finanziati e sui progetti aperti. Però, siamo onesti:
- Idee di seconda mano: Un sacco di quei progetti erano già nei cassetti delle vecchie amministrazioni. Vantarsene oggi come se fossero farina del proprio sacco è un po’ come fare i fenomeni con la bicicletta degli altri.
- I soldi dal cielo (PNRR): Gran parte di queste risorse arrivano dall’Europa. Aprire cantieri quando i rubinetti sono spalancati è “facile”; la vera sfida è capire se quei lavori cambieranno davvero la vita della gente o se sono solo cemento sparso qua e là.
Cantieri aperti, portafogli chiusi (perché sono vuoti)
Mentre loro tagliano nastri e sorridono ai fotografi, i lecchesi devono fare i conti con la realtà. E la realtà dice che vivere a Lecco è diventato un salasso.
Abbiamo visto impennarsi tutto: tasse locali, rette del nido, mensa scolastica e pure i parcheggi. Per non parlare di certe scelte “creative” o “fuori tempo massimo” che ci sono state calate dall’alto. Abbiamo assistito a cambi di marcia improvvisi, stalli con le quattro frecce e retromarce imbarazzanti che sono costate migliaia di euro tra avvocati, contenziosi e lavori fatti due volte per correggere gli errori.
E poi, fatemi ridere: vendere la normale manutenzione come se fosse un’opera faraonica è assurdo. Se rifai l’asfalto in una via che cade a pezzi da dieci anni, non stai facendo un “intervento storico”, stai solo facendo il tuo lavoro in ritardo perché ti eri dimenticato di curare la città.
Una città “cantiere” ma senza anima
La cosa che mi spaventa di più, però, non sono i mattoni, ma come è stato trattato il lato umano. In questi anni si è creata una frattura profonda nel tessuto sociale. Perché? Perché è mancato l’ascolto. Le decisioni sono state imposte dall’alto, senza un confronto vero, ignorando pure i problemi documentati che la gente faceva notare.
Il risultato? Sulla carta abbiamo più opere, ma nello spirito siamo più poveri. Mi chiedo se ci credano davvero a quello che hanno scritto in quella relazione. Io vedo una città trasformata in un cantiere perenne, con criticità che ci trascineremo dietro per anni (alcune purtroppo insanabili) e una qualità della vita che è diventata carissima.
Insomma, Lecco oggi è una città che non sa più “né de gnach, né de petach”.
I soldi sono stati spesi, d’accordo, ma cosa resta in tasca a un lecchese? La vita di tutti i giorni è migliorata? Le famiglie sono più serene? (Della viabilità nemmeno parlo, perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa).Senza i soldi del PNRR piovuti dal cielo, cosa sarebbe rimasto di tutto questo racconto? Poco o nulla.



