Ciao Sergio, Ciao Sig. Longoni

Quando ero piccolo, mentre i miei amici sognavano le sale giochi o la discoteca, io avevo un solo paradiso in testa: la montagna. Per me la felicità aveva due nomi: i sentieri dei mie monti,le piste da sci e il Longoni a Barzanò.
Andare da Longoni per me era come entrare in una pasticceria (o in una “gioielleria”, come diceva mio papà, un concetto che ho capito solo anni dopo quando è toccato a me aprire il portafoglio!). Entravi e ne uscivi sempre col sorriso.
Un paradiso di competenza
Il negozio era un rito: passavi quel corridoio stretto vicino alla cassa e scendevi nel regno dello sci, oppure puntavi dritto al reparto montagna. Lì c’erano tre certezze: il Pinello, il Giovanni e il Signor Sergio.
La forza di Sergio era la competenza. Non ti vendevano una cosa tanto per fare: chi stava dietro il bancone da lui doveva conoscere il prodotto, averlo provato e saperti spiegare ogni cucitura. Potevo passare ore a parlare di scarponi, zaini e bici. Con Giovanni e Pinello, poi, si era creato un rapporto che dura ancora oggi.
“Fai xxxx e vai a divertirti”
Il momento della cassa era il mio preferito. Spesso c’era Sergio in persona. Ti guardava, prendeva la merce in mano, faceva finta di fare due conti a mente, accennava un sorriso e poi ti diceva:
“Fai xxx e vai a divertirti“
Sergio era un uomo che sapeva farsi volere bene, anche se stargli dietro al lavoro non doveva essere facile per nessuno: correva a mille. Ma è un uomo a cui tutto il territorio lecchese deve dire grazie. Chiunque abbia organizzato un evento sportivo è passato dal suo ufficio, e sfido chiunque a dire di essere uscito senza un aiuto concreto.
Due ricordi che non dimenticherò mai
1. Le magliette “da polvere” Una volta ci sponsorizzò le maglie per una gara. Venne in sede a vederle e, dopo due secondi, mi guardò malissimo: “Ma chi vi ha dato questa roba con su il mio nome? Queste vanno bene per pulire i vetri! Per venerdì vi faccio avere io delle maglie degne”. Mi diede una lezione di marketing che non ho mai dimenticato: “Se metto il mio nome su una cosa, deve essere bella. Primo, per la mia faccia. Secondo, perché se la maglia è di qualità, la userai per anni e il mio marchio girerà per anni. Se fa schifo, la usi una volta e finisce nel bidone”.
2. Quella telefonata per la ResegUp Un mattino di aprile mi squilla il cellulare. “Buongiorno, sono Sergio Longoni. Parlo con Bucella?”. Per un attimo volevo rispondere: “Sì, e io sono il Papa!”, ma mi trattenni. Mi disse: “Senti, mi ha dato il numero il Ferruccio. Ma com’è possibile che io non sia sponsor della ResegUp?”. Dieci minuti di chiacchierata, una mail veloce e mezz’ora dopo era dei nostri, regalandoci molto più di quello che avevamo chiesto.
Un grande uomo
Ciao Sergio. Con te se ne va un pezzo di storia, un grande imprenditore che ha saputo farsi amico di tutti. Non ci hai mai “regalato” niente nel senso stretto, perché eri un uomo d’affari serio, ma ci sei sempre venuto incontro.
Il punto non era mai il prezzo, ma la qualità: tu vedevi lungo, sapevi cosa ci serviva prima ancora che lo sapessimo noi. Grazie per averci permesso di vivere le nostre passioni con il top dell’attrezzatura e, soprattutto, con il cuore.
Buon viaggio, Signor Longoni.



